Franck Sorbier Autunno Inverno 2025-2026 Haute Couture

Franck Sorbier Autunno Inverno 2025-2026 Haute Couture “Eldorado”. Storia di RUNWAY RIVISTA. Per gentile concessione della foto: Franck Sorbier.

Nel silenzio scintillante di un mondo in cerca di un significato, Franck Sorbier ha aperto le porte a un sogno dimenticato. La sua collezione Haute Couture Autunno-Inverno 2025-2026...Eldorado—non è tanto una proposta di moda quanto un gesto archeologico. Qui, l'alta moda diventa artefatto, storia e resistenza, tutto in una volta.

Sorbier si è da tempo posizionato al di fuori del sistema della moda, uno stilista il cui mestiere è guidato meno dalle tendenze del mercato che dal mito, dalla memoria e dal lutto. Con Eldorado, scava non solo nella polvere d'oro dell'Impero Inca, ma anche nelle illusioni scintillanti che continuano ad attirare la civiltà lungo sentieri ben battuti di conquista, estrazione ed eccesso. L'Eldorado di oggi non è più solo oro: è intelligenza artificiale, criptovaluta, turismo spaziale. Sorbier non applaude a tutto questo. Lo osserva, gli dà un nome e – con la massima audacia – lo veste.

Un mito a strati

La collezione è ancorata alla leggenda di Eldorado, reinterpretata attraverso un linguaggio visivo che spazia tra paramenti incaici, barocco ecclesiastico, traumi coloniali e resilienza andina. Sorbier rielabora questi simboli non come un pastiche, ma come un omaggio. Questa è couture come storiografia.

Le silhouette sono intrise di ritualità e rivolta. "Inti", un lungo abito in organza color oro pallido, è sormontato da uno scettro scolpito con sole e luna, un'ode alla divinità solare delle Ande. "Chakana", "Atahualpa" ed "Ekeko" raccontano storie di potere ancestrale, adornate da gioielli in argilla, patinati a mano in oro da Bruno Le Page. Non sono accessori, sono reliquie di venerazione.

Ma poi arrivano i Conquistatori, avvolte in redingote di velluto e armature di nastri di seta nera. Il loro aspetto non è né glorificato né vilipeso: sono poste accanto alle dee Inca, come a mettere a nudo la brutale coreografia dell'incontro culturale. Il dialogo è visivo, ma la tensione è palpabile.

Il Barocco e il Spinato

Con lo svolgersi dello spettacolo, Sorbier dispiega una visione di ibridazione. "Machu Picchu", con il suo mantello ricamato e la sottoveste in pizzo di Valenciennes, offre rifugio, mentre "L'Ange Letiel", dipinto dalla stessa Isabelle Tartière-Sorbier, è una visione barocca in lutto. È qui che la poesia del passato incontra la malinconia del presente.

Non mancano nemmeno momenti di leggerezza, se si sa dove guardare. "Paloma" e "Paz", che prendono il nome da immaginarie dame di Lima, si pavoneggiano in gonne a pieghe e pizzi di lana ricamati, danzando tra eredità coloniale e affermazione moderna. "Mama Killa", la dea della luna, emerge per ultima, la sua silhouette avvolta in chiffon créponné bianco – leggera, ma non priva di peso.

L'artigianato come atto politico

Come sempre, Sorbier ci ricorda che l'Alta Moda non è solo questione di taglio e tessuto. È una questione di coscienza. Il suo manifesto, sottilmente nascosto nei materiali stampa, risuona con chiarezza: No alla sofferenza animale. No al commercio di pellicce. Non si tratta di un abbellimento, ma di una presa di posizione. È anche un promemoria del fatto che nell'atelier di Sorbier etica ed estetica si intrecciano filo per filo.

E in un settore sempre più anestetizzato dai margini di profitto e dal gusto algoritmico, il lavoro di Sorbier appare radicale proprio perché si rifiuta di adulare il presente. Al contrario, lo affronta con la storia, l'artigianato e la cura.

Un giardino coltivato contro la tempesta

Nelle sue parole conclusive, Sorbier parla di serenità, non come lusso, ma come desiderio. "Per la nostra piccola azienda, l'Eldorado sarebbe lavorare in condizioni migliori, senza paura del domani... per coltivare al meglio il nostro giardino". Si sente Voltaire Candido che riecheggia qui, dolcemente ma insistentemente.

Eldorado, quindi, non è una destinazione. È un miraggio che rivela la verità sulle nostre ossessioni, le nostre perdite e le nostre speranze. E nelle mani di Sorbier, diventa ciò che l'Alta Moda raramente si concede di essere: un atto di ricordare, di immaginare diversamente, di vestire l'anima.

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Inserito da Parigi, Quartier des Invalides, Francia.